Come possiamo comprenderci e aprirci a noi stessi?

Mercoledì, 15 Aprile 2020

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Oggi voglio raccontarvi la storia di Maria.

Maria è una donna di trentacinque anni, che lavora in banca. Da due anni vive una relazione con Francesco, un uomo che vuole costruire con lei una vita. Maria dice di sentirsi bene in questa relazione. Si rivolge a me per un problema con il suo capoufficio, e per migliorare tale situazione.

Al terzo incontro mi dice sorridendo: “l’ultima volta avevamo parlato di ascoltare le mie emozioni, e direi di esserci riuscita!Ho fatto un disastro: ho litigato con il capoufficio e con il mio fidanzato.” La invito a raccontare in modo più dettagliato, e così continua dicendo: “il capoufficio mi ha richiamata per aver sostenuto una collega, che non riusciva a effettuare una pratica per il telefono che continuava a squillare. Era ansiosa e nervosa, e vedendola in difficoltà, l’ho aiutata facendole per lei la pratica. Il capoufficio anziché ringraziarmi, me ne ha dette di tutti i colori, chiedendomi chi mi credessi di essere, e dichiarando di essermi messa al suo posto”.

Dopo averla ascoltata, le chiedo di raccontare quanto accaduto con il fidanzato, e Maria mi riferisce : “mentre eravamo al telefono, ho capito che lui stava trattando dei dati al computer. Gli dico di sentirci quando avrebbe finito”. Poi Maria aggiunge “mi urtava stare al telefono, mentre lui faceva altro; ero un po’ nervosa, e mi sentivo mancare di rispetto. Lui mi ha riposto di aver finito, ma io sentivo che invece continuava nel suo lavoro. Allora gli ho detto ridendo, facciamo che ti scrivo una lettera, così poi mi rispondi? Si è arrabbiato tanto, e per tre giorni non mi ha parlato. Ha affermato di essersi sentito preso in giro. E mi sono chiesta dove fosse la mia colpa, e del perché io debba pagare le conseguenze di questi comportamenti. Io non c’entro e non riesco a trovare una spiegazione a tutto ciò.”

Arriva un momento di silenzio, e sussurrando Maria aggiunge “entrambi mi dicono che quanto faccio non va bene.” E con le lacrime agli occhi continua “mi viene da piangere, è come se provassi tanto ma nulla migliora nella mia vita. Questa è per me la più grande disperazione.” Ascolto con lei questo suo movimento interno, che le risuona quasi come una condanna o una sentenza. Le chiedo quindi di tornare indietro nel tempo, prima che accadessero tali episodi, per chiedersi quale sentimento avrebbe desiderato da entrambi gli uomini del suo racconto.

Maria resta un attimo in silenzio. Come l’erba che cresce senza far rumore, ad un tratto risponde “Avrei voluto comprensione e apertura …  e invece ho trovato giudizio e chiusura.” Allora la invito a collegare questi due comportamenti alla sua vita, per cogliere quanto le appartengono. Maria risponde di essere comprensiva verso gli altri, cercando di trovare un modo per giustificare il comportamento altrui, ma, aggiunge “sono giudicante con me stessa, e mi chiudo. Sono giudicante verso il mio aspetto fisico e il mio modo di esprimermi.”

Maria ha riconosciuto così il suo giudice interno, che a volte sa essere così implacabile, da far credere vano ogni sforzo compiuto. Come se anche il più piccolo errore divenisse moltiplicato e assoluto, senza lasciar così spazio alla comprensione di sé e dell’altro.

Attraverso tali esperienze, Maria ha portato luce a quella parte di lei che aspettava di emergere,  nonché vissuto la preziosa possibilità di ascoltare se stessa e il suo mondo interiore.  Ascoltarsi per collegarsi ai propri bisogni, per ritrovare il proprio spazio, per esprimersi appieno, e per aprirsi alla comprensione di sé.

Maria sembra insegnare anche che quando qualcosa sorge una spinta dentro noi, non abbiamo altra scelta se non viverla.

Verso la conclusione dell’incontro, Maria associa alle parole “comprensione e apertura” l’immagine di un fiore sbocciato, profumato di una dolce fragranza, delicato, morbido, e gentile. Prima di salutarci mi pone anche una domanda: “come posso aprirmi a me stessa e alla comprensione?” E allora entrambi ci congediamo, cogliendo l’occasione per lasciare emergere le risposte interne a tale quesito.

 

Voglio quindi ora chiedere anche a voi:  come possiamo comprenderci e aprirci a noi stessi?

 


Vi raggiunga il mio abbraccio più sincero...siete nel mio cuore...e sarà bellissimo incontrarci rinnovati nello Spirito al termine di tutto ciò.

Massimo Cicolin

Presidente di Academy

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